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“Old” è l’ultima fatica cinematografica di M. Night Shyamalan. Tratto dalla graphic novel di Pierre Oscar Lévy, “Castello di sabbia“, è una storia cruda e profonda… anche se con con diversi difetti.

Old: Shyamalan adatta il fumetto di Pierre Oscar Lévy
“Old”

Spesso ho l’impressione che nelle nostre vite non ci preoccupiamo delle cose essenziali” (Pierre Oscar Lévy).

Partendo da questo presupposto, il fumettista parigino Pierre Oscar Lévy si è posto una domanda: come reagirebbe l’umanità di fronte all’estinzione? Cosa farebbe l’essere umano se si trovasse ingabbiato in una situazione surreale, la cui unica via di scampo è la morte?

Tentando di dare una risposta a tali quesiti, dando fondo alla sua esperienza come documentarista ambientale sui cambiamenti climatici, ha elaborato una storia tanto cruda quanto riflessiva. Una storia che narra le vicende legate ad un gruppo di persone che, loro malgrado, si troveranno intrappolate in un luogo senza via di uscita; costrette fare i conti con il tempo che passa e che (lentamente ma non troppo) li condurrà all’inevitabile estinzione.

Così, da un’idea appena accennata nella mente di Lévy, è nata una sceneggiatura che, grazie all’aiuto dell’artista Frederik Peeters, si è trasformata in una graphic novel, “Castello di sabbia”.
Old: Shyamalan adatta il fumetto di Pierre Oscar Lévy
Castello di Sabbia

Con la sua opera, il fumettista ha voluto trasmettere un messaggio ai lettori; ossia che la scelleratezza dell’essere umano, che sta lentamente consumando il pianeta, sarà infine la causa della nostra estinzione. Comportamenti nefandi come il razzismo, la violenza, la guerra, la maleducazione e la cattiveria, secondo l’opera di Lévy, sono il cancro che sta contaminando la Terra. Eppure, anche di fronte al rischio di estinguersi, il genere umano non riesce ad abbandonare questi pensieri impuri, cedendo così alla tentazione e agli impulsi.

La graphic novel di Lévy si conclude con una morale psicologica pertinente al contesto sociale in cui si svolge la vicenda. Per mezzo di immagini in bianco e nero, riesce a trasmettere al lettore una forte ansia. E, soprattutto, regala un epilogo degno di una grande opera visiva.

M. Night Shyamalan, autore di film come “Il sesto senso”, attingendo all’opera di Lévy, ha voluto dare una propria interpretazione di “Castello di sabbia”.
Old: Shyamalan adatta il fumetto di Pierre Oscar Lévy
Maddox (Thomasin McKenzie) e Sedan (Aaron Pierre)

Difatti, sebbene la pellicola risulti meno incisiva e coraggiosa rispetto alla graphic novel, con “OldShyamalan ha adattato al proprio stile autoriale la storia narrata tra le pagine del fumetto. Il concetto della libera interpretazione di Shyamalan si discosta completamente dall’originalità dell’opera cartacea. Tuttavia, pur con le doverose libertà, il regista indiano è riuscito a mantenere (a tratti) quel senso di ansia presente in “Castello di sabbia”, snaturando però la morale finale.

Alcune situazioni, sebbene molte cadano nel grottesco, potrebbero risultare inaspettate (almeno per chi non ha letto il fumetto) suscitando nello spettatore la giusta dose di curiosità, anche se priva di quella componente empatica che Shyamalan aveva ben sviluppato in alcuni dei suoi lavori precedenti (come “Lady in the Water” o “Split” per esempio). Una pecca, abbastanza importante se vogliamo, è dettata soprattutto dall’eccessiva velocità della pellicola, nonostante nella prima parte si prenda il giusto tempo per introdurre le scenografie e la messa in scena. Difatti, a causa del ritmo frenetico molte delle situazioni vissute si sviluppano in maniera confusionaria, sfuggente, e, molto spesso, senza un apparente motivo logico. La presenza di alcune figure devianti, come il dottore (il personaggio negativo di turno) viene trascurata in maniera imbarazzante, relegando immediatamente il personaggio in uno stato confusionario, non concedendo, invece, il giusto ritmo alla sua regressione. E non solo.

Old: Shyamalan adatta il fumetto di Pierre Oscar Lévy
Prisca (Vicky Krieps) e Guy (Gael Garcia Bernal)
La scelta di una soluzione conclusiva diversa, in cui non è più il comportamento sociale ad essere il problema primario, porta il finale ad essere troppo didascalico per il genere.

Shyamalan decide di chiudere il cerchio senza lasciare la possibilità allo spettatore di formulare un proprio pensiero. Trasforma così la trama di “Old” in un esperimento decisamente poco incisivo rispetto al lavoro di Lévy. Probabilmente, per rendere giustizia ad un’opera come “Castello di sabbia” sarebbe stato più giusto affidare la regia ad un autore dal tocco più indipendente rispetto a Shyamalan; qualcuno in grado di riportare sullo schermo la cruda verità e la gelida morale raccontata da Lévy e Peeters.

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