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Nel corso della storia cinematografica ci sono state pellicole che hanno rivoluzionato l’estetica del cinema. “Le fate ignoranti” è una di queste.

Stefano Accorsi (Michele); Margherita Buy (Antonia); e il regista Ferzan Özpetek
Il Set de “Le fate ignoranti”. Stefano Accorsi (Michele); Margherita Buy (Antonia); e il regista Ferzan Özpetek





Il 5 aprile del 2021, il Ministero italiano per i Beni e le Attività Culturali ha annunciato la definitiva abolizione per la censura cinematografica, oltre un secolo dopo l’istituzione della prima legge, datata 1913, che vietò la riproduzione di tutti quei film e degli spettacoli considerati nocivi per il decoro e i valori dell’Italia.

Da quel momento, nel corso degli anni, molte sono state le modifiche e le rettifiche apportate al codice di condotta per le produzioni cinematografiche.

Attraverso la designazione di commissioni e documenti, la censura ha sempre avuto un forte ascendente sul bagaglio culturale italiano. Ascendente che raggiunse l’apice nel ventennio che va dal 1950 al 1969. L’industria cinematografica infatti dovette subire le imposizioni di due istituzioni tanto importanti quanto dannose per le case di produzione: la chiesa cattolica e il partito fascista.

Tali istituzioni, oltre a imporre le loro ideologie sulla politica e sulla legislatura italiana, presero di mira la questione dell’omosessualità, che negli anni ’50, complice anche il dominio politico della Democrazia Cristiana, era considerata un’ignobile oscenità.









Tuttavia, nonostante concordassero sul fatto che l’omosessualità fosse un male da cancellare, il Clero e i fascisti svilupparono due diverse correnti di pensiero sul trattamento da adottare per liberare il paese da una simile disgrazia. Difatti, se per la Chiesa era un’oscenità tanto orripilante da non dover neppure essere nominata, secondo l’estrema destra italiana un simile comportamento censorio era decisamente deleterio, poiché non avrebbe fatto altro che distogliere l’attenzione da un flagello sempre più in espansione. I fascisti infatti erano convinti che l’unico modo per debellare l’omosessualità fosse quello di denunciarlo e di rappresentarlo per quello che era, ossia un male, una sciagura immorale e altamente pericolosa per il popolo e i valori italiani.

Così come accadde a Hollywood dopo l’entrata in vigore del Codice Hays, molti furono i film che subirono le conseguenze della censura. Ma, grazie anche a un ammorbidimento delle norme, e alla libertà di pensiero diffusa in seguito alle ribellioni sessantottine, molti registi riuscirono a trovare l’estro per aggirare il regolamento e mostrare, seppur in maniera sempre molto velata, l’omosessualità.

Il Vizietto
“Il Vizietto”. Il film di Edouard Molinaro con Ugo Tognazzi (Renato) e Michel Serrault (Albin).









Da quel momento, col passare degli anni, l’omoerotismo entrò lentamente a far parte della tradizione cinematografica italiana. Ciononostante, la figura dell’omosessuale era strettamente legata a due stereotipi ben definiti.

L’omosessuale difatti veniva rappresentato come una macchietta comica, un personaggio tanto divertente quanto grossolano, come nel caso del film “Il Vizietto” di Edouard Molinaro. Oppure veniva dipinto come una figura drammatica e sofferente, incapace di accettare la sua omosessualità.

Ma andando avanti con gli anni ci sono stati (fortunatamente) registi che hanno saputo osare e creare opere a tema LGBTQ che rompessero il solito schema della commedia o del dramma personale. Registi che orientarono la propria scrittura verso storie che abbattessero le barriere del pregiudizio. Uno di questi è stato Ferzan Özpetek, autore turco di nascita e italiano di adozione, che nel 2001. Forte del successo dei suoi primi due lavori, “Bagno Turco” (1997) e “Harem Suare” (1999), diresse “Le fate ignoranti”, una pellicola che rivoluzionò completamente la concezione dell’omosessuale nella filmografia italiana.

Le fate ignoranti: come  Ferzan Özpetek ha rivoluzionato il cinema italiano
Parte del cast del film “Le Fate ignoranti”. Rosaria De Cicco (Luisella); Ivan Bacchi (Luciano); Lucrezia Valia (Mara); Stefano Accorsi (Michele); Margherita Buy (Antonia); Serra Yılmaz (Serra); Carmine Recano (Israele); Filippo Nigro (Riccardo); Luca Calvani (Sandro)









La narrazione infatti, procede raccontando la storia di Antonia (Margherita Buy), un medico specializzato nella cura dell’AIDS che, a seguito dell’improvvisa scomparsa prematura di suo marito Massimo (Andrea Renzi), si renderà conto che il coniuge aveva non solo una relazione extraconiugale, bensì una seconda vita. E rimarrà esterrefatta quando scoprirà che l’amante di Massimo altri non è che un uomo di nome Michele (Stefano Accorsi).

Le fate ignoranti: come  Ferzan Özpetek ha rivoluzionato il cinema italiano
Margherita Buy e Stefano Accorsi. Protagonisti del film di Ferzan Özpetek









Antonia si troverà così a socializzare con una famiglia atipica, composta da individui tanto singolari quanto affiatati. Persone che, in un’epoca ormai lontana (o forse no), sarebbero stati etichettati come “bizzarri” o “malsani”.

Tuttavia, andando contro ad ogni consuetudine dettata da quello che la censura chiamava senso del pudore, Özpetek ha deciso di rappresentare una comunità che comprende quei personaggi che gli esponenti della Chiesa e del Fascismo ritenevano osceni, senza mai renderli comici o ridicoli e, tanto meno, sofferenti. Al di là dell’orientamento sessuale, le Fate Ignoranti di Özpetek sono un gruppo di individui le cui afflizioni sono il frutto di normali pene d’amore, di cuori spezzati e di malessere fisico.

Le fate ignoranti: come  Ferzan Özpetek ha rivoluzionato il cinema italiano
Una scena del film con protagonisti Margherita Buy e Stefano Accorsi





Per tali motivi “Le Fate Ignoranti” ha rivoluzionato la concezione stessa di rappresentazione cinematografica. Per la prima volta in Italia l’omosessuale non è stato rappresentato come un personaggio incapace di accettare la propria natura. Il punto focale della storia di Özpetek sono i rapporti sociali che legano le Fate Ignoranti al resto del mondo, il tutto raccontato attraverso gli occhi di Antonia, una donna borghese ma non moralista che, nonostante la riluttanza iniziale, entrerà a far parte del gruppo di Michele. Quello del regista turco è un film che parla di amore, di amicizia e della rinascita di una donna che riscoprirà sé stessa.

I veri protagonisti della storia sono quindi uomini e donne, intesi come esseri umani, e, in quanto tali, tutte le pene, le sofferenze e le gioie ad essi legate. Compreso il sesso legato al concetto di esistenza e non di appartenenza.

Grazie a Özpetek e alle sue Fate Ignoranti, forse per la prima volta nella storia del cinema italiano, dopo l’avvento del fascismo, venne proiettato un film in cui l’omosessualità non viene mai trattata come se fosse un problema bensì una condizione normale della natura umana.





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